26 mag

L’evoluzione o la “rivoluzione” Franco-Tedesca sui EU Recovery Fund?

A quasi un mese dal Consiglio Europeo del 23 Aprile, Germania e Francia hanno pubblicato una proposta comune per il Recovery Fund UE , vediamo quali sono i punti salienti della proposta fatta.

Merkel e Macron propongono un Recovery Fund parte del Multiannual Financial Framework Europeo (MFF), finanziato interamente da indebitamento della Commissione Europea sui mercati, per conto dell’UE. 

Permetterà di finanziare EUR 500 mld di spesa di bilancio UE;
essendo finanziata tramite emissioni comuni dell’UE, questa spesa non andrà ad aumentare il debito nazionale degli Stati Membri;

Il Fondo andrà a favore di “settori e regioni più colpiti”: significa che i Paesi finiranno per ricevere a seconda del bisogno (per esempio, in proporzione a quanto hanno sofferto dello shock COVID);

Ma saranno responsabili del rimborso in base ai mezzi (come per qualsiasi strumento del MFF, infatti, il contributo è collegato alla quota di ciascun paese nel bilancio dell’UE, che è basata sul reddito nazionale lordo). 

La differenza tra ciò che un Paese otterrà e ciò che dovrà ripagare è di fatto un vero e proprio trasferimento, che ridistribuisce esplicitamente le risorse tra i paesi;

Per quanto riguarda il rimborso, la proposta parla di un orizzonte “oltre l’attuale MFF”, vale a dire con una scadenza di almeno 7 anni ma molto probabilmente maggiore di 10 anni;

A questo punto proviamo a guardare questo funzionamento dal punto di vista del nostro Paese facendo delle ipotesi: 
se l’allocazione fosse basata sulla prevalenza della mortalità da COVID-19, stando ai dati ECDC l’Italia conterebbe purtroppo per il 26% di tutte le morti registrate in UE (escluso il Regno Unito). 

Se invece l’allocazione si basasse sull’incidenza dello shock economico, allora stando alle previsioni economiche recentemente rilasciate dalla Commissione UE, l’Italia rappresenterebbe circa il 17% del calo del PIL nominale dell’UE-27 nel 2020. 

Se facciamo la media di queste due misure di sofferenza, otteniamo una quota di circa il 22%, che porterebbe a un’allocazione di EUR 108-110 miliardi.

La quota italiana nel bilancio dell’UE (se ci basiamo sui dati 2019 ed escludiamo il Regno Unito) sarebbe vicina al 13%, quindi l’Italia sarebbe responsabile per il rimborso di soli 65 miliardi di euro. Ciò implica un trasferimento netto verso l’Italia di 45 miliardi di euro che, per fare un paragone, equivalgono all’82% dello stimolo fiscale annunciato dal governo italiano nel maggio 2020.
 
Uno strumento quindi che consentirebbe di “scaricare” l’equivalente di una legge di bilancio nazionale sul bilancio dell’UE, senza alcun impatto sul nostro debito, sarebbe molto significativo.

Alcuni hanno mosso come critica che le dimensioni di questa proposta sono “deludenti”, perché 500 miliardi sono meno di quanto suggerito dalla Presidente della Commissione UE Von der Leyen (1000 miliardi) e richiesto dal Parlamento UE (2000 miliardi).

Ma nulla impedirebbe alla Commissione UE di aggiungere nella proposta che dovrà presentare a breve altre somme.
Questa proposta ci mette comunque a conoscenza che in Germania esiste la volontà politica di sostenere fino a 500 miliardi di euro in trasferimenti redistributivi. 

Attendiamo gli sviluppi

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