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L’isola di Kish, la perla del Golfo Persico, la nuova "Bretton Woods"?

L’isola di Kish, la "Perla del Golfo Persico" per gli iraniani, Gheis nei testi antichi di storia che partono dal quinto secolo a.C., votata nel 2010 dal New York Times come una delle 10 più belle del mondo.                                                                                                                        

Kish, l'isola circondata dai coralli che rendono cristallina l'acqua, l'unica del Golfo Persico ad avere sorgenti di acqua dolce al suo interno; il mare attorno all'isola è l'habitat di pesci pagliaccio e altre specie colorate; altri animali sono unici e protetti come le tartarughe giganti, gli squali con la testa a forma di martello e le mante.                                                           

La spiaggia delle donne è divisa da quella degli uomini ma si narra che basta andare da una delle tante guide turistiche nell'isola per farsi portare in motoscafo su uno dei tanti isolotti disabitati dei dintorni, e farsi lasciare per qualche ora con chi si vuole, in modo che si possa nuotare tranquilli e lontani da occhi indiscreti. Un po' come gli alberghi che ovunque in Iran non danno stanze a persone non sposate, ma a Kish, nonostante le smentite ufficiali, molti sanno che è possibile far chiudere un occhio agli albergatori.

L'isola di Kish, zona franca del commercio, 92 chilometri quadrati di superficie, forma quasi ovale e a 18 km dal porto iraniano di Charak, è la località balneare numero uno dell'Iran, e, con un milione mezzo di visite all'anno, è una delle più visitate del Medioriente; è fuori dalle rotte del turismo internazionale ed è il paradiso dei ricchi dell'Iran, in primis quelli di Teheran. Soprattutto i figli dei ricchi del nord di Teheran, detti bazaarì in farsi, vengono qui per le vacanze e non solo: l'università Sharif e l'università di Teheran hanno creato qui atenei internazionali, dove sostanzialmente si paga quanto in Inghilterra ed alla fine si può conseguire una laurea o anche un master; ma non è proprio il posto per gente studiosa.   Kish è soprattutto l'isola del divertimento e dell'edonismo, dove la temperatura media è di 27 gradi e si può fare il bagno quasi tutto l'anno; in tutti i ristoranti della città, la notte, c'è musica dal vivo, con band di giovani che cantano e scherzano; la gente accompagna ballando, cantando e urlando.

Occhio che non vede, cuore che non duole. I divieti di Teheran qui scompaiono.           

L'età media degli iraniani è 31 anni e tra i 25mila abitanti dell'isola è difficile trovare due cose: gente anziana e gente brutta. 

L'idea di Kish venne in mente allo Scià, negli anni '70. Mohammad Reza Pahlavi aveva pensato a un'isola piena di casinò e altri svaghi, con due Concorde che la collegassero a Parigi e Londra, una precoce idea di Dubai, quando l'emirato arabo era solo cammelli e deserto. Dopo la rivoluzione sono spariti i casinò e le escort e pure i turisti stranieri ma è rimasta l'idea di esenzione fiscale, zona franca (introdotta dalla Repubblica Islamica) e grande luogo di divertimento. 


Ma perché parlo di Kish? 

Presto detto: pochi sanno che dal 18 luglio 2011 vi è la prima Borsa Valori al mondo che permette la compravendita del greggio in valute diverse dal dollaro USA, secondo i contratti ammessi dalla legge islamica, la sharia. Sono negoziati anche gas naturale e derivati su petrolio. 

Le valute più utilizzate sono l'Euro, lo Yen giapponese, il Rial iraniano e il Rublo russo e dal 6 settembre 2012 la valuta cinese yuan.

Il biglietto verde è la valuta di riferimento per lo scambio delle materie prime nel mondo ed è anche grazie a questo motivo che dal 1971, da quando l'allora Presidente Richard Nixon decise di interrompere la convertibilità del dollaro in oro mandando in una notte d'agosto in pensione gli accordi di Bretton Woods del 1944, gli Stati Uniti continuano ad essere la prima superpotenza del pianeta, questo nonostante un debito pubblico e deficit elevatissimi.

Per questo motivo l'Isola di Kish potrebbe divenire il simbolo di un nuovo ordine generato da una  “guerra delle valute” (e non solo dei dazi).

Ma cosa succederebbe se il petrolio, la materia prima che fa girare il mondo, non fosse più scambiato in dollari ovvero nella più grande riserva valutaria mondiale?

La Cina in fin dei conti è già da diverso tempo che minaccia di voler incrementare gli scambi commerciali con i propri partner in yuan e la decisione di utilizzare yuan degli scambi con il Giappone, l'Iran e la Russia è già realtà.

Gli effetti potrebbero essere destabilizzanti sugli equilibri internazionali. 

Di contro il prezzo del greggio, d’altronde, è stato attentamente monitorato con l’arrivo del 2020, alla luce della tensione esplosa tra gli USA e l’Iran.

Prima c’è stata l’impennata del WTI e del Brent, che hanno reagito all’uccisione del generale Soleimani. Poi, invece, è arrivata la nuova flessione che ha eroso gran parte dei guadagni messi a segno.

La quotazione del petrolio, insomma, è stata una delle più monitorate sul mercato (assieme a quella dell’oro), anche nel momento in cui le tensioni tra i due Paesi si sono affievolite.


Coincidenze? Strategie? Complotti? Nuovi scenari internazionali?

La risposta non la ho ma alle coincidenze ci credo poco, occhi e orecchie ben aperti.

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